Vianello: per creare vere competenze sull’intelligenza artificiale bisogna iniziare a studiarla dalle elementari

L’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del business, ma anche in quello della formazione, dell’università e delle risorse umane, sta ormai creando una vera e propria nuova corrente dell’education. Un filone attraverso il quale gli atenei potrebbero riuscire in futuro a stringere rapporti molto più continuativi e solidi rispetto al passato con le realtà imprenditoriali che li circondano, riuscendo realmente a soddisfare le esigenze dei dipartimenti delle risorse umane nella ricerca dei talenti necessari allo sviluppo dell’attività della propria organizzazione.

 

Una nuova era dell’insegnamento, della relazione tra mondo accademico e aziendale e delle prospettive di internazionalizzazione delle imprese che sempre di più sta coinvolgendo il mondo del lavoro, con uno sguardo a un futuro che vede nell’AI e nella robotica due elementi imprescindibili e rappresentativi di un percorso di digital transformation sempre più necessario per le aziende che vogliono scommettere sull’innovazione. Un argomento questo che abbiamo voluto approfondire meglio con Silvia Vianello, Director Innovation Center della S. P. Jain School of Global Management Dubai Campus e indicata anche da Forbes come una delle Top 100 eccellenze femminili del nostro Paese. Un personaggio di grande carisma e levatura che, in vista di AIXA – Artificial Intelligence, Expo of Applications, uno dei più importanti eventi italiani sul mondo dell’intelligenza artificiale, previsto presso gli spazi del MiCo – Milano Congressi dal 4 al 7 novembre 2019 e organizzato da Business International (divisione Fiera Milano Media – Gruppo Fiera Milano), ci ha spiegato perché il problema della mancanza di talenti e competenze in ambito tecnologico in Italia non dipenda tanto dalla mole di investimenti che le nostre aziende sono in grado di produrre, ma è strettamente collegato a un fondamentale cambio di cultura nel quale le modalità di formazione e la propensione all’internazionalizzazione delle imprese sono fattori altamente strategici da tenere in considerazione per raggiungere il successo.

 

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Silvia Vianello, Director Innovation Center della S. P. Jain School of Global Management Dubai Campus. Per borse di studio per italiani che volessero studiare a Dubai è possibile visitare questo link.


Vianello, recentemente ha sottolineato come, prima ancora che nella tecnologia, governi e aziende dovrebbero investire su nuovi modelli di formazione e istruzione dei professionisti e degli studenti. Perché è così importante fare questo passaggio preventivo secondo lei?

«La velocità con la quale sta avanzando l’evoluzione della tecnologia e l’inserimento degli strumenti per utilizzare al meglio l’Intelligenza artificiale ci ha messo di fronte alla consapevolezza che il modello d’insegnamento oggi non è più adatto a quello che sarà il futuro delle nuove generazioni. Sempre più paesi dovranno affrontare le conseguenze della nuova era tecnologica e dell’inserimento dei robot nella quotidianità, alcuni paesi sono già sulla buona strada per diventare sempre più potenti sviluppando una forza lavoro che sarà molto richiesta a livello globale, altri si devono invece ancora adeguare. Come? Investendo in nuove forme di istruzione più evolute e dotando le persone delle competenze e delle conoscenze necessarie per affrontare i lavori del futuro. Già oggi vediamo i passi da gigante che sono stati fatti nella medicina, dalle app di salute mentale ai chirurghi robot, l’intelligenza artificiale sta già cambiando la pratica della medicina. I bagnini del futuro saranno quelli che sanno anche come pilotare un drone. Un drone può salvare e trasportare contemporaneamente tutto ciò che serve per salvare fino a otto persone che stanno annegando. Comparativamente, è un compito impossibile per un singolo essere umano. Tuttavia, le basi dovrebbero essere poste nelle scuole primarie piuttosto che nelle università. Le scuole dovrebbero insegnare ai bambini come programmare; spiegare come funzionano gli algoritmi dei motori di ricerca; far loro capire l’algoritmo di analisi dei big data; insegnare loro come sviluppare robot; come pilotare un drone; e anche far loro imparare i collegamenti delle reti neurali e come sviluppare videogiochi. Se agli studenti viene insegnato tutto questo in tenera età, quando raggiungeranno le università, saranno già in grado di creare un nuovo futuro per il Paese. Alla SPJain School of Global Management stiamo lavorando per passare da un education di tipo lineare ad un education di tipo circolare in cui la tecnologia avrà un ruolo determinante sia perchè verrà usata come mezzo per insegnare ma anche perchè dovremo abituarci a fare training alle macchine e loro a farlo a noi»

 

Quali sono le mosse o le criticità su cui le aziende italiane dovrebbero concentrarsi oggi per tornare ad avere il posto che meritano nel panorama economico internazionale?
«Sicuramente per poter recuperare la visibilità e il posto che meritano nel panorama economico internazionale le aziende dovrebbero prima di tutto farsi conoscere all’estero, quindi aprirsi di più all’idea di internazionalizzazione del proprio marchio ed export dei propri prodotti. Il marchio Made In Italy ha un valore immenso, abbiamo la materia prima e tantissimi prodotti eccellenti, tutto quello che c’è da fare è munirsi di coraggio per aprire nuovi orizzonti e nuovi mercati per la propria azienda affidandosi a professionisti. Non pretendere che il successo delle iniziative intraprese all’estero sia immediato, e non credere che da soli sia meglio, perché la storia ci dimostra che l’unione fa la forza, quindi avvalersi di un network di professionisti già presente in quei territori è la scelta vincente sia in termini di costi che di risultati. Ci sono anche molti fondi che possono aiutare le aziende a far fronte ai capitali necessari per l’internazionalizzazione. Bisogna smettere di avere paura di crescere solo per paura verso l’ignoto. Ci sono reti di professionisti che possono supportare la crescita delle aziende italiane in ogni parte del mondo riducendo anche i costi relativi allo sviluppo».

 

Detto questo, quali sono secondo lei le difficoltà che incontrano oggi le aziende italiane?
«La scarsa conoscenza delle modalità, tempi e costi per poter internazionalizzare la propria azienda ed esportare i prodotti, la difficolta nel trovare finanziamenti ed il supporto qualificato nel momento nel quale decidono di andare all’estero. Ecco perché abbiamo creato il network BDB, il nostro lavoro è rivolto alle aziende che hanno sviluppato un know-how importante ed attraente per i mercati esteri e sono pronti per l’espansione globale, ma ancora necessitano di una struttura per sostenere questa impresa e di mezzi finanziari necessari per avviarla, nonché alle grandi multinazionali che sono già presenti in tutto il mondo ed hanno bisogno di assistenza nelle loro relazioni internazionali, marketing di nuovi prodotti, gestione crisi, assistenza legale, fiscale e finanziaria. O che semplicemente abbiano bisogno di qualcuno che creda nel loro prodotto e che conosca le varie entry strategy nei diversi Paesi di sbocco».

 

Intelligenza artificiale non significa solo software e tecnologia, ma anche comunicazione e marketing

Nella sua visione del mondo l’intelligenza artificiale e la robotica saranno asset dominanti nel futuro della nostra società, quali saranno i cambiamenti che dovranno affrontare le aziende per adeguarsi sempre di più alle nuove esigenze dei consumatori?
«I cambiamenti ai quali adeguarsi non saranno soltanto tecnologici o di prodotto/servizio, ma anche nella comunicazione. Cambiano non soltanto i macchinari e le competenze di chi ci lavora, ma anche le necessita e le richieste dei consumatori, quindi dovrà cambiare di conseguenza anche l’approccio marketing delle aziende. Quando parlo di intelligenza artificiale nel marketing (AIM) intendo tutte quelle tecniche, software e automazioni che raccolgono e interpretano i dati dei clienti, al fine di migliorare i processi e il rapporto con i clienti nei vari touch-points, la user experience e di conseguenza tutte le fasi del customer journey e vertere maggiormente sulle fasi decisionali del cliente. Ma la parte vincente dell’intelligenza artificiale nel marketing è la personalizzazione, e qui sta la forza del network BDB – abbiamo sviluppato una rete internazionale di consulenti in grado di individuare le migliori integrazioni tra sistemi assisiti da AI e risorse umane presenti in loco, nei territori di sbocco dove le aziende italiane non sono nemmeno consapevoli di quanti e quali innumerevoli vantaggi competitivi potrebbero avere. Questo tipo di servizio offerto dalla nostra rete è fondamentale per le aziende soprattutto di piccole e medie dimensioni per avere una visione globale di ciò che i potenziali clienti vogliono da quel tipo di prodotto o servizio nei singoli paesi».

 

Qual è secondo lei il tipo di supporto che hanno bisogno le aziende?
«Internazionalizzarsi richiede una programmazione e uno studio identico a quello necessario per l’apertura di un’azienda nuova. La scelta dei paesi non dev’essere soltanto dettata dalle migliori opportunità, ma deve fare i conti con le effettive potenzialità economiche e finanziarie dell’impresa e con le oggettive difficoltà ad inserirsi in un paese con regole e leggi completamente diversi. Per questo è fondamentale avere un team di professionisti in grado di valutare insieme all’imprenditore tutti questi paramenti, di supportare l’impresa nel reperire le risorse necessarie ed in grado di avere un polso effettivo sotto il profilo commerciale, giuridico e fiscale dei paesi nei quali si intende intraprendere il proprio percorso di internazionalizzazione. Ma è anche importante capire che ci sono paesi più gettonati in cui si crede ci siano ampie possibilità di sbocco ed invece si scopre che le maggiori possibilità stanno invece da altri parti del mondo, e solo una rete di professionisti globale può avere il polso delle potenzialità di quel business in modo da suggerire l’elenco di priorità dei Paesi da cui partire».



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